DPCM: in Italia il Cinema si ferma e non è un bello spettacolo!

È ufficiale: con il DPCM 24 ottobre 2020 tutte le sale cinematografiche sono chiuse nell'intero territorio nazionale ad eccezione di quelle della provincia di Bolzano - Alto Adige, il cui presidente Arno Kompatscher, in virtù dei margini di manovra concessi dall’autonomia, ha firmato un’ordinanza che ne consente l’apertura, anche se con limitazioni.

Lo sgomento è tanto perché, nonostante si comprenda la necessità di far fronte ad un emergenza pandemica cercando di contenere il contagio e limitando quindi la possibilità di contatti, non si capisce il motivo che abbia portato il Governo a considerare le sale cinematografiche come luoghi rischiosi o attività non essenziali, tanto da sospenderne la totale programmazione.

La sala cinematografica per sua naturale conformazione è forse uno dei luoghi in cui è minimo il rischio di contatto ravvicinato, ancora di più ora che è imposto un sistema di aerazione idoneo, il distanziamento tra gli spettatori e l'uso della mascherina. Nei cinema non si parla (ad eccezione di pochi elementi molesti…) ed è quindi più difficile emettere i famigerati dropplets carichi di virus. Lo dimostrano anche gli studi condotti a riguardo e segnalati nel sito dell’ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinematografici), di cui portiamo come esempio quello compiuto dalla Commissione per la gestione della sicurezza dell’industria cinematografica per la Corea del Sud che, in base all’esteso sistema di tracciamento delle persone andate al cinema dal 1° febbraio al 20 settembre, ha rilevato 49 persone positive che non risulta abbiano trasmesso il virus ad altri spettatori o dipendenti (Fonte Nocutnews).

Inoltre, il cinema è anche uno dei luoghi dove non solo si divulga cultura ma è anche uno dei pochi posti in cui ci si possa isolare dai pensieri del mondo esterno: il grande schermo, l’audio surround e il cellulare spento non consentono distrazioni permettendo di concentrarsi solo sul film, e quindi scaricare la tensione che in questo periodo attanaglia un po’ tutti.

Ieri, in conferenza stampa, il Presidente Conte ha dichiarato che il decreto mira a contenere l’emergenza sanitaria cercando di preservare il tessuto economico italiano. Le sale cinematografiche sono tra le attività che hanno subito maggiormente le conseguenze del precedente lockdown e non hanno potuto godere dei benefici della riapertura che è capitata proprio nel periodo di minore affluenza (l’estate il cinema è da sempre uno dei luoghi meno frequentati nonostante gli sforzi delle distribuzioni). Le stesse sale sono inoltre collegate a filo diretto con l'intera industria cinematografica, già ampiamente minata dalla pirateria, che dà lavoro a una enorme moltitudine di persone. Se non c’è incasso al botteghino le produzioni fanno fatica a realizzare nuove opere e le distribuzioni non hanno nulla da portare in sala, e in tutto ciò vanno considerate le maestranze che contribuiscono a far funzionare il sistema. Non si parla solo di attori, registi o ricchi produttori (ai quali sempre erroneamente si pensa quando si parla del lavoro nel mondo del Cinema), ma di tecnici, operatori, uffici amministrativi e legali, musicisti, autisti, costumisti, assistenti, addetti al catering, uffici stampa e tanti altri ancora: molte famiglie che da marzo si ritrovano nell’abisso. Non si può pensare quindi che chiudere le sale non danneggi il tessuto economico della società. 

Nel mondo dello spettacolo si alzano voci singole e collettive che chiedono un confronto con le istituzioni per cercare di trovare una soluzione che garantisca qualche certezza per il futuro. Ci si auspica che vengano ascoltate e che si arrivi a una gestione lucida del problema.

Queste ore, per chi scrive, sono segnate dallo sgomento per le decisioni del Governo e dalla tristezza nel leggere e-mail di uffici stampa e distribuzioni che  comunicano a malincuore la sospensione dei film in programmazione e di prossima uscita (almeno fino al 24 novembre). In quelle poche righe si percepisce lo sconforto e la delusione di chi per molti mesi ha sopportato con pazienza le precedenti disposizioni e successivamente ha lavorato sodo e con grande coraggio, bisogna dirlo, per riportare le persone al cinema, concedere loro un po’ di svago e provare a dare respiro a una categoria economica rilevante e fortemente colpita. A loro e ai lavoratori della filiera va il nostro sostegno e l'impegno, come fonte d'informazione, di mantenere attiva l'attenzione sulla magia del Cinema parlando di film, quelli che ci sono stati e quelli che verranno.

 

(Foto: scena del film Hugo Cabret)