Come dissacrare la guerra e vivere felici

Spesso l'ironia è l'unica arma per combattere certe situazioni spiacevoli. Con un pizzico di humour, infatti, si riescono a sdrammatizzare questioni altrimenti spinose, prima fra tutte la guerra. Al momento stiamo vivendo in un clima incerto, di terrore e indecisione, inconsapevolezza e inadeguatezza che i romani, sempre inclini a farsi due risate, hanno sfruttato a loro vantaggio per creare una serie di sarcastiche rispostine alle minacce dell'Isis, che hanno fatto il giro del web.

Quando Facebook e Twitter ancora non esistevano, ci ha pensato la settima arte ad alleggerire la tensione legata alla Seconda Guerra Mondiale, alla Guerra Fredda o a quella in Vietnam, con film che non entravano nel pieno dei combattimenti ma affrontavano il conflitto in chiave umoristica, guardandolo da lontano e suscitando il distacco necessario alla sopravvivenza.

L'esempio più recente, sugli schermi di tutta Italia, è Perfect Day, del regista spagnolo Fernando León De Aranoa: un po' black comedy, un po' road movie e un po' dramma, racconta gli strascichi della guerra in Bosnia, con protagonisti due operatori umanitari interpretati dai bravissimi Benicio Del Toro e Tim Robbins che, tra mucche potenzialmente letali, la ricerca disperata di una banalissima corda e la voglia di essere parte di qualcosa di buono per l'umanità, viaggiano tra i paesaggi brulli dei Balcani e si confrontano con la morte e la voglia di rinascere.

Prima di Perfect Day molti altri registi hanno trattato la guerra in chiave ironica - se non addirittura comica - e dissacrante e molti dei loro film hanno fatto la storia: impossibile non pensare allora a M.A.S.H., di Robert Altman, in cui Donald Sutherland, Elliot Gould e Tom Skerritt, in veste di chirurghi sul fronte, ne combinavano di tutti i colori tra donne, rugby e scarsa disciplina, dando voce all'impianto antimilitarista della sceneggiatura per la quale il film si aggiudicò un Oscar.

Come non tornare poi con la mente allo spassoso Peter Sellers, triplice protagonista del Dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba di Stanley Kubrick? Film che affrontava in chiave assolutamente dissacrante lo spauracchio della Guerra Fredda e che fa ormai parte della memoria collettiva.

Gli anni '60 sono stati ricchi di opere di questo genere ma già nel 1926, Buster Keaton aveva aperto le danze con il celeberrimo Come vinsi la guerra, avente come sfondo la Guerra di Secessione americana.

I registi che hanno voluto arginare la violenza e la sofferenza insite nei conflitti, hanno scelto, principalmente perché l'avevano vissuta in prima persona, la Seconda Guerra Mondiale come contesto: è il caso di Il gran lupo chiama, di Ralph Nelson, con Cary Grant e Leslie Caron, Alla larga dal mare, di Charles Walter, con Glenn Ford e Gia Scala, Io e il colonnello, di Peter Glenville, con Danny Kaye e I due nemici, di Guy Hamilton, con David Niven, Alberto Sordi e Amedeo Nazzari, tutti girati tra il 1957 e il 1964.

Anche gli italiani si sono distinti in questo filone cinematografico, prova ne siano Il federale, di Luciano Salce, con Ugo Tognazzi e Gianni Agus e I due marescialli, di Sergio Corbucci, con Totò, Vittorio De Sica e ancora Gianni Agus, entrambi del 1961: se il primo, con vivace tocco satirico, raccontava l'incontro tra un fascistello di provincia e un professore antifascista, il secondo, ambientato l'8 Settembre del 1943, è una commedia degli equivoci con un maresciallo travestito da prete e viceversa. A coronare il genere ci ha pensato Gabriele Salvatores con il suo bellissimo Mediterraneo che nel 1991 conquistò l'ambita statuetta come Miglior Film Straniero, raccontando l'avventura di un gruppo di soldati italiani su un'isoletta della Grecia mentre fuori impazzava la Seconda Guerra Mondiale.

Buona annata anche quella del 1970 che, oltre al già citato M.A.S.H. di Altman, partorì anche Operazione crêpes Suzette, di Blake Edwards, ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, con Julie Andrews in veste di soubrette che fa la spia per i tedeschi e contemporaneamente ha una relazione con un maggiore inglese, e I guerrieri, di Brian G. Hutton, con Clint Eastwood e Donald Sutherland che, dopo lo sbarco in Normandia, rapinano una banca ottenendo anche una medaglia al valore.

Umorismo dunque come antidoto agli orrori che generazioni più e meno giovani hanno vissuto in Europa e altrove. Ironia come arma segreta per sopravvivere a lotte di potere inutili e incomprensibili. E tanti film gustosi e intramontabili che, in un momento come questo, potrebbero aiutare ad alleviare la tensione e al contempo far riscoprire tante perle cinematografiche finite nel dimenticatoio.