Conferenza stampa: Mister Chocolat

“Questo film nasce dall’incontro del cinema con uno storico francese che aveva scritto il libro di cui si sono poi impadroniti i miei produttori. Esistevano pochi elementi riguardanti Rafael Padilla, quindi abbiamo dovuto trasformare la sua storia in una fiction; sapevamo soltanto che era stato uno schiavo in tenera età e che poi venne venduto, oltre al fatto che ha conosciuto il successo, che si recava dai bambini in ospedale e che ebbe una storia d’amore con la donna che vediamo nel lungometraggio. Tra l’altro,  la permanenza in prigione è inventata e sappiamo che lui e George Footit si conobbero in un circo di provincia, non a Parigi come mostro io”.

Attore dalla carriera ventennale visto, tra l’altro, in Uomini senza legge (2010) di Rachid Bouchareb e Alaska (2015) di Claudio Cupellini, il francese classe 1965 Roschdy Zem ha introdotto così a Roma la conferenza stampa di presentazione della sua quarta fatica registica Mister Chocolat (2016), il cui titolo fa riferimento al clown realmente esistito che, interpretato dall’Omar Sy di Quasi amici – Intouchables (2011), divenne molto popolare nella Parigi della Belle Époque insieme a George Footit, incarnato sullo schermo da James Thierrée.

Distribuito nei cinema italiani da Videa a partire dal 7 Aprile 2016, un film che intende rappresentare attraverso il legame tra i due protagonisti un’allegoria relativa a ciò che era all’epoca la Francia e il suo rapporto con lo straniero, come spiegato dallo stesso regista, che ha proseguito: “L’Othello, nella pellicola, è soltanto una nostra invenzione, in realtà il vero Rafael recitò la parte di Mosé in una piece teatrale e, effettivamente, come mostrato da noi aveva problemi di memoria; provò anche a lavorare nel cinema, ma non riuscì mai ad avere il successo che riscosse al circo. Però, penso semplicemente che il pubblico non fosse ancora pronto a vedere un clown in vesti diverse. Ho cercato anche di far dimenticare il colore della sua pelle, perché volevo raccontare sia i momenti di grandezza che quelli di decadenza di un uomo, quindi anche i suoi difetti, in quanto era un godurioso”.

Poi, oltre a ringraziare lo stesso Thierrée per aver curato le coreografie e i numeri del circo – ovvero le cose più difficili da riprendere – giovando non poco al lato spettacolare dell’insieme, non ha potuto fare a meno di elogiare il già citato Sy: “Ormai, in Francia, lui rappresenta un po’ un paradosso, perché è diventato da qualche anno il personaggio preferito dai francesi. È molto bravo ed è una buona persona, se non fosse stato disponibile, nessun altro avrebbe potuto ricoprire questo ruolo”.