Conosciamo la Redazione: la Top Five 2016 secondo l'esperto di Cinema Horror, Francesco Lomuscio

Essendo giunto alla conclusione anche questo 2016, come ogni anno non si può fare a meno di tirare le somme sui dodici mesi appena trascorsi e di stilare, di conseguenza, una classifica dei migliori film visti sul grande schermo. Anche se bisogna ammettere che, tra valanghe di cinecomic sempre più trasudanti tecniche digitali quanto incapacità di coinvolgimento, film dell’orrore che sembrano ormai avere pochissimo (o niente) da dire e produzioni italiane ruotanti attorno ad un numero di attori che si contano sulle dita di una mano, non c’è molto di cui gioire.
Per questo motivo, come feci per il 2015, anziché una top 10 ho preferito stilare una top 5 comprendente i titoli che mi sono sembrati veramente capaci di rendere ancora giustizia alla Settima arte.

1 - The hateful eight
Qualche anno più tardi della Guerra civile, l’enfant terrible di Hollywood Quentin Tarantino immerge otto diversi individui nell’affascinante Wyoming innevato proto-Il grande silenzio (1968) e li rinchiude all’interno di una stazione di posta per le diligenze nel suo secondo western: un altamente sanguinolento gioco al massacro capace di sfruttare il continuo ribaltamento dei concetti di tradimento e lealtà permettendo alla tensione di salire fotogramma dopo fotogramma grazie anche agli ottimi dialoghi e rivelandosi una sorta di rilettura de La cosa (1982) di John Carpenter tramite il filone reso grande da Sergio Leone e Sam Peckinpah; ma guardando ad Agatha Christie ed avendo dalla sua sia la colonna sonora da Oscar di Ennio Morricone che il recupero del formato di ripresa Ultra Panavision 7, che, nell’epoca della freddezza del digitale e dell’effettistica in CGI, contribuisce a trasportare il tutto nel calore dello sporco e cattivo (ma tutt’altro che cattivo) grande cinema di una volta.

2 - Lo chiamavano Jeeg robot
Per il suo debutto dietro la macchina da presa l’attore romano Gabriele Mainetti prende uno sbandato di periferia incarnato da Claudio Santamaria per fargli acquisire forza sovrumana dopo essere entrato a contatto con una misteriosa sostanza un po’ come accadde al protagonista del trashissimo splatter cult The toxic avenger; ma, nel permettergli di incontrare una giovane orfana (e psicologicamente problematica) con le fattezze di Ilenia Pastorelli e nel porlo contro i malvagi piani di un feroce proto-Joker splendidamente interpretato da Luca Marinelli, non lo mette al centro di un banalissimo scimmiottamento all’italiana dei cinecomic supereroistici d’oltreoceano (come avvenuto in passato con titoli quali Flashman di Mino Loy e L’uomo puma di Alberto De Martino), bensì si mantiene sempre su un piano realistico – pur guardando in parte ai Batman nolaniani – e, senza celare troppo un retrogusto alla Super (2010) di James Gunn, immerge la vicenda raccontata in un contesto malavitoso capitolino debitore nei confronti dei vari Romanzo criminale, lasciando perfino emergere fondamentali sottotesti riguardanti l’emarginazione sociale.          

3 - Lui è tornato
Partendo da un bestseller del giornalista Timur Vernes, David Wnendt cala un ottimo Oliver Masucci nei panni di un Adolf Hitler improvvisamente risvegliatosi nella Berlino odierna e che, alle prese con la tecnologia moderna, la società multiculturale tedesca d’inizio XXI secolo e una televisione che arriva a renderlo una star nonostante i suoi discutibilissimi ideali, non manca neppure di ascoltare per la strada le dichiarazioni della gente comune che si rivela nostalgica di una certa destra e che sono, in realtà, autentiche testimonianze raccolte sulla falsariga delle candid camera; poste in un agglomerato di humour nero ottimamente scritto al fine di permettere che, su un pianeta Terra ormai governato per lo più da “impostori incanta-elettori” e in cui un minimo della personalità del temibile ex cancelliere dai baffetti sembra trovarsi all’interno di chiunque, la ragione e l’intelligenza non possano fare a meno di essere relegate – proprio per comodo degli stessi – nel tutt’altro che confortante angolo della pazzia.

4 - Love & mercy
Il Paul Dano di Little Miss Sunshine (2006) ricalca perfettamente movenze ed atteggiamenti di Brian Wilson negli anni Sessanta, mentre il veterano John Cusack concede anima e corpo al leader e genio musicale della band californiana dei Beach boys nel momento in cui ci si sposta a due decenni più tardi, quando fa conoscenza con la futura seconda moglie Melinda Ledbetter alias Elizabeth Banks; tutti sotto la regia di un Bill Pohlad che, interessato a mostrare gli aspetti più umani e veri della vita del protagonista, alterna la fase psicologicamente complicata attraversata nel decennio reaganiano (girata in trentacinque millimetri) a quella del duro lavoro svolto per concepire nel 1966 il capolavoro delle note Pet sounds (girata per lo più in sedici millimetri)... con un magistrale Paul Giamatti nei panni del disprezzabilissimo terapista Eugene Landy, per due ore di visione che non solo riescono nell’impresa di commuovere qualsiasi fan di colui che compose I get around e Good vibrations, ma non possono fare a meno di conquistare il cuore di tutti gli altri spettatori nel rivelarsi la testimonianza della maniera in cui la musica – come l’amore – contribuisca spesso a salvare perfino le esistenze più disastrate

5 - Perfetti sconosciuti
Partendo dal fatto che ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata e una segreta, Paolo Genovese raduna Giuseppe Battiston, Valerio Mastandrea, Anna Foglietta, Alba Rohrwacher ed Edoardo Leo a casa di Marco Giallini e Kasia Smutniak per una cena tra amici in cui decidono di fare un gioco consistente nel mettere sul tavolo i propri telefoni cellulari – definiti odierne scatole nere – e nell’accettare di ascoltare in viva voce le chiamate in arrivo e di leggere pubblicamente sms e messaggi di chat, segnando l’inizio di una situazione in interni di taglio decisamente teatrale estesa all’intero lungometraggio ma che, impreziosita da un cast in gran forma, viene ulteriormente valorizzata dall’ottimo script destinato ad assumere un sapore fortemente cinematografico... con divertenti battute, la tensione generata dal desiderio di conoscere quali segreti nasconda ciascuno dei personaggi ed un inaspettato twist ending, attingendo in maniera evidente dalla migliore commedia tricolore (che si tratti de La terrazza di Ettore Scola, Parenti serpenti di Mario Monicelli o Compagni di scuola di Carlo Verdone).

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