L'impatto della pandemia sul Cinema e il nuovo inizio post lockdown

Il Cinema potrebbe essere una delle categorie più colpite dalla crisi economica causata dal Covid19, ed è quella per cui la ripartenza potrebbe essere anche più lunga e difficoltosa. Nonostante i film ci abbiano tenuto compagnia per tutto il periodo della quarantena, infatti, l'intera filiera dell'industria cinematografica, dalla produzione alla distribuzione, ha subito un duro colpo: set chiusi, film in produzione interrotti, quelli in pre-produzione rimandati e sale cinematografiche chiuse, con la conseguenza di tantissime persone, in tutto il mondo, a casa senza stipendio (o entrate, nel caso di prestazioni a partita IVA), e non parliamo solo di dirigenti di grosse produzioni o di attori e registi con cachet alle stelle, ma anche di esercenti, tecnici, maestranze, ingegneri, architetti, consulenti legali, designer, fiscalisti, addetti alla contabilità e alla comunicazione, trasportatori e altre varie tipologie di lavoratori, che sicuramente non hanno vissuto la quarantena come le star e i nomi noti.

"Quando si pensa ai film, in automatico la nostra mente immagina le star, le grandi case di produzione, il glamour. L’industria cinematografica, però, include tutti. Persone che lavorano nelle aree di ristoro, che gestiscono gli impianti, che staccano i biglietti, prenotano i film, vendono pubblicità, puliscono i bagni dei cinema.  Persone qualunque, pagate a ore e private di un salario, che si guadagnano il cibo portando avanti quelli che sono i luoghi di aggregazione più economici e democratici.” Così si esprime a riguardo Christopher Nolan in una lettera al Washington Post, pubblicata il 21 marzo.

Certo, in tutto il mondo ci sono state forme di sostegno ai lavoratori dell’industria del Cinema, ma come per ogni altra categoria, l’aiuto non è rapportabile alle esigenze o alle perdite effettive. Tutte le energie, quindi, sono concentrate sulla ripresa. Nel mondo della Settima Arte, però, gli effetti della ripartenza potrebbero protrarsi a lungo perché, anche se le sale cinematografiche dovrebbero riaprire a breve (in Italia, in altri paesi hanno già riaperto, anche se col contagocce), il riavvio della produzione di opere cinematografiche potrebbe determinare un’assenza di film da proporre, poiché non soltanto occorrerà riorganizzare i set e i calendari di attori e maestranze, ma anche perché i protocolli di sicurezza anti–Covid ne allungheranno i tempi (e i costi).

Già dall’inizio del lockdown, in tutto il mondo, addetti ai lavori, sindacati, produzioni e Film Commission hanno cominciato ad abbozzare le linee guida che dovrebbero consentire la ripartenza dei set e delle produzioni cinematografiche e televisive, in tutta sicurezza. Le norme proposte sono più o meno uguali ovunque e rispondono ai requisiti che ormai tutti conosciamo. Ovviamente le disposizioni comuni a tutti i cittadini come la distanza, le mascherine, la sanificazione di locali e oggetti e l’immancabile gel disinfettante compaiono in tutti i protocolli presentati e sono validi per tutti, attori compresi. A questi si aggiunge la raccomandazione di evitare “assembramenti”, quindi riunioni, casting e ogni altra attività di pre e post produzione dovrebbe essere svolta in remoto, i set dovranno essere ridimensionati contando un numero limitato di persone, le comparse dovranno essere ridotte al minimo e, dove possibile, dovrebbero appartenere alla stessa famiglia o comunque sostituite dalla Computer Grafica, cercando anche di limitare le scene con minori di 18 anni o animali. In tutte le produzioni dovranno esserci dei responsabili della sicurezza che controlleranno il rispetto delle disposizioni e, a tutti coloro che hanno a che fare col set sarà controllata la temperatura, (in alcuni protocolli è previsto anche l’utilizzo dei test diagnostici, test sierologici e/o tampone, e la quarantena per gli attori che provengono da altri Paesi) e, se a qualcuno si dovesse manifestare il famigerato 37,5/38, questi sarà allontanato dal set e portato in ospedale per tutti gli accertamenti del caso. Gli attori dovranno cercare di truccarsi, pettinarsi e vestirsi da soli, ove possibile, ma se per esigenze di produzione fossero necessari truccatori o parrucchieri dovranno avere tutte le protezioni (mascherina, visiera, tuta, guanti). I costumi di scena dovranno essere disinfettati spesso e quelli per cui non è possibile dovranno essere messi in quarantena. Le attrezzature dovranno essere individuali, e gli spazi grandi e ben aerati per consentire le giuste distanze tra le persone, preferendo gli studi cinematografici che sono più controllabili.

Tra le regole proposte ce ne sono alcune che stravolgerebbero l'idea stessa di fare Cinema dato che, per il rispetto delle distanze e il limite di persone sui set, si chiede di limitare le scene d'intimità, quelle di combattimento o con numerosi figuranti e di effettuare le riprese in modo da diminuire con l'aiuto dell'obiettivo la distanza tra gli attori, così sullo schermo sembreranno vicini anche se non lo sono. Cosa che per i film interrotti o in pre-produzione significherebbe uno sconvolgimento delle sceneggiature.

In Europa, dove Svezia, Norvegia Islanda e Danimarca hanno già riiniziato a girare, i protocolli sono quelli più completi e sono consultabili sul sito della European Film Commission Network. Negli Stati Uniti, la Georgia, uno dei primi Stati ad aver allentato le misure di contenimento, ha diffuso in questi giorni un piccolo manuale di 11 pagine in cui sono indicate le linee guida per la produzione cinematografica, sviluppate con la collaborazione di alcuni tra i più importanti studi e rispettando le direttive del CDC (Centers for Disease Control and Prevention) e del Dipartimento della Sanità Pubblica. A Hollywood, invece, c’è un po’ più di confusione, come riferisce Variety, dato che le produzioni non riescono a mettersi d’accordo con i sindacati per creare un protocollo comune, a causa del ridimensionamento dei set che potrebbe portare via molti posti di lavoro. In Italia l’Ansa riferisce di un protocollo cinema proposto da Co-Rent, società di noleggio condiviso di attrezzature cinematografiche, che specifica essere una “bozza passibile di modifiche e integrazioni, aperta dunque ai contributi di chi lavora nel settore”. L'ANICA comunica inoltre che "le organizzazioni dei lavoratori, degli artisti, delle imprese di produzione cine-audiovisiva e degli autori hanno trovato oggi convergenza sul testo del protocollo di sicurezza per tutte le fasi della lavorazione di un’opera, dagli uffici al set".

Senza entrare nel dettaglio delle singole differenze da Paese a Paese (in realtà molto poche), è evidente che le disposizioni sono di realizzazione complessa e molto onerosa, soprattutto per le grosse produzioni che hanno bisogno di molte persone, ci sarebbe da presumere quindi che le piccole produzioni e il Cinema Indipendente possano avere un po’ più di agilità nella ripresa rispetto ai grossi colossi. 
Come racconta Variety, Eric Altmayer di Mandarin Productions (Francia), che conta di iniziare le riprese del prossimo film di David Foenkinos a metà luglio, afferma che “le spese aggiuntive per il personale, i costi di trasporto, i test, la sicurezza (maschere, gel, ecc.) e i protocolli di pulizia aumenteranno il budget del 15% e aggiungeranno un'ora in più ogni giorno al programma delle riprese.”

Considerando tutte queste disposizioni e la possibilità di fermo in caso di sospetto contagio, si deduce che i film attualmente in produzione, bloccati dal lockdown, e quelli il cui inizio riprese è stato rimandato avranno dei tempi di realizzazione piuttosto lunghi, determinando una diminuzione dei guadagni che si aggiunge alle perdite già avute a causa della chiusura delle sale cinematografiche, con film la cui programmazione è stata interrotta e per altri rimandata. Nell’ultimo week end di proiezioni, prima della chiusura totale delle sale nazionali, "l’incasso complessivo è stato di 439mila euro, contro i 2 M€ del già infausto weekend precedente -79%, un nefasto -95,41% rispetto all’analogo weekend 2019, quando Captain Marvel debuttava con quasi 4,1 M€", (fonte Anec, Associazione Nazionale Esercenti Cinema). Alcuni titoli sono stati resi disponibili nelle piattaforme on demand, ma non tutte le distribuzioni hanno voluto usare questo sistema. Come riferiva ad aprile il Corriere della sera, ad esempio, Luigi Lonigro direttore di 01 Distribution e presidente dei distributori italiani ha dichiarato che “Tutti i film 01 usciranno in sala e per questo stiamo spostando le date di uscita dei film di Moretti, di Massimiliano Bruno, del Diabolik dei Manetti Bros, di Castellitto”. Stesso discorso vale per i film rimandati da Medusa, (Cambio tutto! e È per il tuo bene), il cui direttore Giampaolo Letta aggiunge che “Sono ferme anche le riprese e noi avevamo un gruppo di titoli la cui lavorazione doveva partire proprio in questi mesi: il rischio è che all’inizio dell’anno venturo non ci sia più prodotto italiano, lasciando via libera agli americani”.

La crisi dei distributori è associata a quella che ha colpito gli esercenti delle sale di tutto il mondo, che hanno visto i mancati guadagni della vendita dei biglietti. È evidente che alcuni titoli potrebbero non perdere molto di valore, nell’uscita sul piccolo schermo o all’aperto del Drive-in, ma bisogna considerare che alcuni film sono stati realizzati con tecnologie apprezzabili solo nelle sale cinematografiche, senza considerare che la magia del buio in sala, l'atmosfera, è ciò a cui pensano i registi quando realizzano le loro opere. Tom Bernard co-presidente Sony Pictures Classics, ritiene che “quando il virus sarà scomparso, la gente tornerà al cinema. VOD e streaming non etichettano un film come fanno le sale. Se prendiamo 10 film usciti in sala e 10 film di Netflix, e aspettiamo 10 anni, vediamo se qualcuno avrà sentito parlare di questi ultimi”.

Durante il periodo di quarantena si è vista la rinascita del Drive-in, negli USA e non solo, e la crescita esponenziale delle piattaforme streaming on demand (alcune sono nate appositamente per la situazione), ma con l'allentamento delle misure di contenimento alcuni paesi hanno già iniziato a proiettare nei cinema al chiuso. Negli Stati Uniti, ad esempio, sono circa 50 le sale aperte (tra Georgia, Arkansas, South Dakota, Texas e Oklahoma) e il resto dei cinema potrebbe riaprire al pubblico verso metà luglio (con l’atteso Tenet di Christopher Nolan, il 17 luglio). Hanno riaperto anche Hong Kong e Giappone, (uno dei più importanti botteghini cinematografici insieme a Nord America e Cina). In Norvegia le sale sono di nuovo a disposizione del pubblico con limiti di numero. Le sale italiane (circa 4000 schermi) dovrebbero riaprire le porte agli spettatori il 15 giugno, ma le riserve sono tante, viste le disposizioni previste dal decreto del 17 maggio che, tra le altre cose, prevede il distanziamento di un metro tra gli spettatori (anche tra congiunti, si suppone), il cui limite per ogni sala è di 200 persone. Come afferma infatti il presidente dell'Associazione Nazionale Esercenti Cinema, Mario Lorini: "in queste condizioni le misure per le sale cinematografiche sono irricevibili. Prefigurano un'insostenibilità economica e operativa che può minare il riavvio del settore… chiederemo urgentissimamente un confronto per opportune e necessarie revisioni", e aggiunge che "Come ANEC abbiamo accettato la data per la ripartenza posta al 15 giugno, ma rispetto alle soluzioni per altre categorie, quelle che ci riguardano ci risultano inspiegabilmente penalizzanti e costituiscono anche un problema di immagine oltre che economico per il comparto".

In Italia c'è chi non si fa scoraggiare e propone una soluzione vista con interesse anche dalla stampa d'oltreoceano. È il caso del cinema Visionario di Udine che ha realizzato una sala attrezzata con un dispositivo di sicurezza tra le poltrone, chiamato Butterfly, in ecopelle antibatterico e brevettato da uno dei massimi esperti del settore: Fabio Sonego. Come riporta il sito del cinema: “Se l’emergenza sanitaria impone un adeguato rimodellamento di tutti gli spazi condivisi, l’azienda trevigiana Lino Sonego – eccellenza del made in Italy e leader mondiale del seating – ha infatti inventato dei divisori che riproducono la forma delle ali di una farfalla e creano attorno allo spettatore intimità e protezione, garantendo la perfetta visibilità dello schermo. Il Visionario è pronto ad aprire le sue porte in massima sicurezza e con il massimo del comfort. È anche il primo cinema a sperimentare questo sistema che determina l’alternanza di piccole aree sicure (posto singolo, posto doppio, posto triplo), riadattando la capienza della sala: da 173 posti a sedere, la 'nuova' Sala Astra ne conta ora 105... Si parla quotidianamente di distanza sociale – aggiunge Sonego – e Butterfly ne è l’espressione diretta: un dispositivo di sicurezza che diventa anche un complemento d’arredo, risultando funzionale e, al tempo stesso, protettivo. Gli spettatori non proveranno alcun senso di oppressione, perché la distanza tra una Butterfly e l’altra risulta essere almeno di 1 metro e 10, e la visibilità non verrà mai ostacolata”.

L'aggiornamento del documento che contiene le linee guida per le attività produttive, diramato oggi dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, sembra proprio prendere in considerazione gli accorgimenti del Cinema Visionario, dato che nella sezione dedicata al cinema e agli spettacoli dal vivo elimina la distanza tra gli spettatori appartenenti allo stesso nucleo familiare, ("detto aspetto afferisce alla responsabilità individuale", cit.), e dà la possibilità di ridurre il distanziamento sociale di un metro in presenza di divisori in plexiglass, anche rimovibili, da installare tra un nucleo di spettatori ed un altro. Resta invariato in 200 il limite al numero delle persone che possano stare in una sala al chiuso.

(Foto: scena del film Hugo Cabret)