We wish you a horror Christmas!: Quando il Natale fa paura

Come vi comportereste  se, dopo aver trascorso dodici lunghi mesi di giornate tempestate di studio, duro lavoro e litigate assortite con consorte e colleghi, la vostra sorpresa sotto l’albero addobbato si rivelasse un... film dell’orrore?

Con un giovane che, deciso a voltare definitivamente le spalle al Natale nel momento in cui la sua problematica famiglia si trova a vivere un momento di forte scontro durante le vacanze, scatena senza saperlo l'ira di un'antica forza demoniaca intenzionata a punire i non credenti, Krampus – Natale non è sempre Natale (2015) di Michael Dougherty (autore de La vendetta di Halloween e sceneggiatore di Superman returns) rientra, senza alcun dubbio, tra gli ultimi esempi di Settima arte dedicata alla speciale data del 25 Dicembre.

Perché, come testimoniato anche dai verdi mostriciattoli protagonisti di Gremlins (1984) di Joe Dante e dal Jack Skeleton del capolavoro dark d’animazione Nightmare before Christmas (1993) di Henry Selick (concepito con la fondamentale collaborazione di Tim Burton), il freddo periodo natalizio sullo schermo non è sempre stato all’insegna della gioia e dei buoni sentimenti.

 

Natali rosso sangue!

Del resto, non solo si tratta dello stesso periodo in cui agisce il giovane Sherlock Holmes di Piramide di paura (1985) di Barry Levinson, ma anche di quello scelto dal poliziotto zombi Matt Cordell per mietere vittime in Maniac cop – Il poliziotto maniaco (1990) di William Lustig, riuscito sequel di Maniac cop – Poliziotto sadico (1988).

Titoli che, da soli, risultano sufficienti a spazzare via il rassicurante clima fornito da evergreen del calibro di Bianco Natale (1954) di Michael Curtiz e La vita è meravigliosa (1946) di Frank Capra.

Come pure Black Christmas – Un Natale rosso sangue (1974), che, diretto dal compianto Bob Clark, ha anticipato sia alcuni aspetti del bel thriller Quando chiama uno sconosciuto (1979) di Fred Walton che gli ingredienti fondamentali del filone slasher – da Halloween – La notte delle streghe (1978) di John Carpenter a Scream (1996) di Wes Craven – attraverso l’inquietante vicenda di un misterioso maniaco penetrato nella casa in cui, in una città canadese, alloggiano alcune studentesse (tra le quali la Margot Kidder poi vista nella saga Superman) che non esita a sterminare dopo aver tormentato telefonicamente.

Fino ad un ancora oggi innovativo finale aperto che ha contribuito non poco a renderlo superiore anche all’inutile remake Black Christmas – Un Natale rosso sangue (2006) di Glen Morgan, penalizzato dalla maldestra scelta di rendere nota fin dall’inizio l’identità dell’assassino (oltretutto con una squallida storia d’incesto alle spalle) e di perdere la tesa atmosfera dell’originale per concentrarsi maggiormente sullo splatter (con tanto di occhi cavati e cannibalismo).

E che dire del mediocre Non aprite prima di Natale! (1983) di Edmund Purdom (il vampiro di Fracchia contro Dracula!), violento giallo britannico incentrato su un ignoto serial killer – munito di pugnali, pistole e, addirittura, scarpe corredate di lama sulle punte – dedito all’uccisione di chiunque indossi un costume da Babbo Natale?

 

Babbi bastardi

Meglio sicuramente Christmas evil (1980) di Lewis Jackson, impreziosito da un sorprendente, inaspettato epilogo dopo aver inscenato le malefatte del lavorante in una fabbrica di giocattoli traumatizzato da quando, in tenera età, vide la madre copulare con un uomo vestito da Santa Claus e, di conseguenza, interessato ad indossare il rosso costume la sera del 24 Dicembre per donare regali ai bambini buoni ed eliminare gli adulti più fastidiosi.

Un esempio, quello del dona doni assassino, forse preceduto soltanto da uno degli episodi inclusi nella produzione Amicus Racconti dalla tomba (1971) di Freddie Francis, poi rifatto da Robert Zemeckis – tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del decennio successivo – nell’ambito dei telefilm Racconti di mezzanotte e stampato nella videocassetta Racconti dalla crypta, comprendente altri due tasselli firmati da Walter Hill e Richard Donner.

Un esempio ripreso anche da David Hess – scomparso interprete de L’ultima casa a sinistra (1972) – nel suo To all a goodnight (1983), ambientato in un collegio femminile due anni dopo un mortale incidente causato a una allieva dalle sue compagne, e da David Steiman nell’ironico Santa’s slay (2005), prodotto da Brett”Red dragon”Ratner e che, tra apparizioni di lusso (da James Caan alla Fran Drescher del serial televisivo La tata) e stelle di Natale usate alla maniera dei ninja (!!!), si costruisce su un soggetto piuttosto singolare: Babbo Natale sarebbe un demone che – a causa della scommessa perduta con un angelo – è stato costretto per secoli a portare i regali ai bambini; fino al giorno in cui, scaduto il patto, torna alle sue vecchie abitudini di omicida.

Derivazione dal sapore trash sicuramente non inferiore a Satan Claus (1996) di Massimiliano Cerchi e Santa Claws (1996) di John Russo, il primo con il folle in questione impegnato ad aggirarsi per New York sotto l’immancabile costume in cerca di sventurati da cui prendere i pezzi per realizzare l’albero di Natale perfetto (!!!), il secondo imbarazzante e noioso filmetto horror erotico su una scream queen (la sexy Debbie Rochon di Terror firmer) perseguitata da un giovane psicopatico travestito da Santa Claws, armato di artiglio.

Mentre, sorvolando sull’estremo norvegese Christmas cruelty (2013) di Magne Steinsvoll e Per-Ingvar Tomren, sul Satan Klaws visto in uno dei segmenti che compongono lo sconosciuto Campfire tales (1991) di William Cooke e Paul Talbot – da non confondere con Campfire tales – Racconti del terrore (1997) di Matt Cooper, Martin Kunert e David Semel – e sull’evasa di prigione intrappolata in una voragine nel terreno e scovata da un gruppo di adolescenti in Racconto di Natale (2005) di Paco Plaza, facente parte di 6 film per non dormire (la risposta spagnola alla serie tv americana Masters of horror), non possiamo fare a meno di citare lo splendido thriller francese Un minuto a mezzanotte (1990) di René Manzor, vincitore di tre premi (miglior film, attore e regia) presso il Fantafestival.

D’altra parte, come si può non rimanere conquistati dalla tanto serrata quanto poetica avventura – ma anche metafora su celluloide relativa alla crescita – di un ragazzino che, figlio di una ricca imprenditrice, fanatico di Rambo e genio dei computer, attende con ansia l’arrivo dell’uomo della notte di Natale nel proprio immenso castello per trovarsi poi, inaspettatamente, a dover salvare la sua pelle e quella del nonno malato da un pericoloso individuo mascherato da Père Noël calatosi dal camino?

 

Silent nights, deadly nights!

Ma, se parliamo di un Babbo Natale killer, è impossibile non tirare in ballo Silent night, deadly night – Un Natale rosso sangue (1984) di Charles E. Sellier Jr (nulla a che vedere con Silent night, bloody night di Theodore Gershuny), che, altresì noto con il titolo Natale di sangue, nonostante sia diretto in maniera decisamente sciatta e penalizzato da un pessimo cast è riuscito assurdamente a trasformarsi in un cult, di sicuro a causa delle associazioni di genitori furibondi che, ai tempi della sua uscita nelle sale statunitensi, intrapresero una vera e propria azione di boicottaggio, generando ancor più interesse negli spettatori.

In fondo, la pellicola muta in macellaio uno dei più popolari personaggi della mitologia infantile introducendo Billy, destinato a diventare uno spietato assassino dal momento in cui, assunto in un negozio di articoli da regalo, gli viene fatto indossare un costume da Santa Claus come quello del rapinatore responsabile della morte dei suoi genitori quando era bambino.

Il Billy sostituito dal fratello Ricky (fuggito dal manicomio) sia nel ridicolo Silent night, deadly night 2 (1987) di Lee Harry, costituito in buona parte da flashback del capostipite, che nel superiore (ma soporifero) Silent night, deadly night 3 – Better watch out! (1989) di Monte Hellman, che pone in scena una ragazza non vedente e dotata di particolari poteri per metterla in contatto telepatico con il protagonista, in coma profondo da quando la polizia lo bloccò a colpi di pistola e con il cervello visibile attraverso una calotta cranica artificiale in plexiglas trasparente.

Ed è solo in questi primi tre capitoli che abbiamo il serial killer dell’albero addobbato, in quanto l’inguardabile Silent night, deadly night 4 – The iniziation (1990) riguarda una reporter alle prese con una setta di streghe (e non mancano insettoni e scarafaggi), confezionato per la tv via cavo da un Brian Yuzna al suo peggio; anche produttore di Silent night, deadly night 5 – The toy maker (1991) di Martin Kitrosser (script supervisor di Quentin Tarantino), nato probabilmente sulla scia di Puppet master – Il burattinaio (1989) di David Schmoeller e con il veterano Mickey Rooney nei panni di un fabbricante di giocattoli tanto speciali da essere vivi e tutt’altro che pacifici.

Ha dovuto provvedere Steven C. Miller a riportare in scena l’ammazza-gente di rosso vestito (ma di cui, in questo caso, non si conosce l’identità) tramite il reboot Silent night (2012), ovvero il più convincente dei sei lungometraggi, interpretato da Malcolm”Arancia meccanica”McDowell e vicino a San Valentino di sangue 3D (2009) di Patrick Lussier, da cui, inoltre, recupera Jaime King.

 

Christmassacre!

Interessanti varianti europee sono, senza dubbio, l’olandese Sint (2010) di Dick Maas, nel quale a seminare la morte è S. Nicolas, festeggiato ad Amsterdam e dintorni il 5 Dicembre, e la co-produzione tra Finlandia, Svezia, Norvegia e Francia Trasporto eccezionale – Un racconto di Natale (2010) di Jalmari Helander, con combriccola di malvagi elfi decisi a scongelare un Babbo Natale mangia-bambini rappresentato come antico demone dalle corna caprine.

Tra l’altro, a proposito di elfi in periodo natalizio, se, insieme all’uomo dei regali, affrontano gli alieni in Feeders 2: Slay bells (1998) di Jon McBride e John Polonia, nell’approssimativo Elves (1989) di Jeff Mandel ne viene proposto uno venerato da setta nazista e in cerca di vergine per accoppiamento; mentre i cari vecchi morti viventi sporcano di sangue e frattaglie Silent night, zombie night (2009) di Sean Cain, Nixon and Hogan smoke Christmas (2010) di Kevin Strange, A cadaver Christmas (2011) di Joe Zerull e uno dei racconti di A Christmas horror story (2015) di Grant Harvey, Steven Hoban e Brett Sullivan.

Però, se ancora non ne avete abbastanza di bizzarrìe sotto l’albero, non mancano Bikini bloodbath Christmas (2009) di Jonathan Gorman e Thomas Edward Seymour, la rete di sesso, droga e canti di Natale di One hell of a Christmas (2002) di Shaky Gonzales e il pupazzo di neve assassino degli spassosissimi Jack Frost (1996) e Jack frost 2 – Revenge of the mutant killer snow man (2000), entrambi curati dal Michael Cooney sceneggiatore di Identità (2003).

E, ricordandovi anche i riti satanici di Family reunion (1989) di Michael Hawes e la spietata vendetta attuata da un padre nei confronti dei tre assassini della figlia – di ritorno in Italia per le festività natalizie – ne L’ultimo treno della notte (1974) di Aldo Lado, concludiamo rispolverando la commedia horror Una fortuna da morire (1988), diretta da Anthony”Psycho”Perkins e incentrata sull’incontro tra un uomo grasso e depresso in vacanza sul lago Tahoe e una bella ragazza, in realtà componente di una famiglia di cannibali in cerca di un piatto prelibato da mangiare, appunto, a Natale. 

C’è da saziarsi, dunque...