Il miglior film del 2017? L’insulto, e basta. Ecco perché...

L’insulto il film del libanese Ziad Doueiri, presentato all’ultima mostra del cinema di Venezia è il film più bello del 2017.
Ecco i miei dieci personalissimi perchè:

1) Perché L’insulto è un film esemplare. Come una novella di Pirandello o una tragedia di Shakespeare universalizza un messaggio partendo dal dato particolare dei personaggi che diventano emblematici di comportamenti umani con tutte le loro miserevolezze e con tutte le loro grandezze. La storia di Toni e Yasser ed il loro infinito conflitto è la storia dell’eterna guerra tra i popoli e le culture che sembra non aver mai possibilità di risoluzione, rinnovandosi di anno in anno, di generazione in generazione.

2) Perché L’insulto ha un impianto solido e coerente dalla prima inquadratura all’ultima, grazie ad una sceneggiatura scritta avendo sempre ben presente l’obiettivo che ci si è prefissati fin dall’inizio. I dialoghi non hanno mai una minima sbavatura, dal semplice botta e risposta, al monologo fondamentale, tutto è equilibrato e tutto è inserito in un contesto nel quale nulla è lasciato al caso.

3) Perché la sceneggiatura, che ha l’ambizione di un romanzo, è messa in scena da una regia  che ne segue le pieghe, cogliendone tutte le sfumature storiche e psicologiche. Rabbia, dolore, disillusione, cinismo, realismo, sentimenti, sono raccontati in sguardi accennati, scatti di collera, sorrisi abbozzati, silenzi e sproloqui, in una stretta di mano ed in pugno, senza il bisogno di iperboli narrative o montaggi da mal di mare.

4) Perché L’insulto è un film storico ed ha il pregio di farci conoscere un episodio del conflitto arabo palestinese israeliano sconosciuto ai più. Una strage dimenticata, perché mai raccontata dalla storia ufficiale, per convenienza politica od anche solo per vigliaccheria.

5) Perché L’insulto è film di raffinata psicologia. Ci racconta il mare nascosto che sta dietro ad un semplice insulto, ad una reazione esagerata, ad un pugno in un occhio. Ci racconta quanto possa essere fallace fermarsi all’aspetto esteriore delle cose, dei fatti, delle persone. Ci invita a farci sempre una domanda di fronte al nostro interlocutore:  Perché ha detto questo, perché ha fatto questo?

6) Perché L’insulto è un delicato e graffiante film di costume. Racconta di una terra, il Libano, sospeso tra passato e futuro, tra necessità di riconciliazione e volontà di dimenticare gli anni della guerra civile e nel farlo mette in gioco il conflitto tra generazioni, tra classi, tra generi. Il tutto in un miscuglio di reciproche rivendicazioni che sembrano sempre sul punto di esplodere ancora una volta in una fatale deflagrazione.

7) Perché ne L’insulto non ci sono buoni e cattivi. Il giudizio dello spettatore è messo continuamente in discussione dalle vicende del film,  sospeso sulle teste dei personaggi che con l’avanzare del film si mettono sempre più a nudo consegnandosi al pubblico senza veli e quindi fragili e indifesi. Alla fine li ami, e li odi, tutti, senza differenza di razza, sesso o religione.

8) Perché ci sono due attori di quelli che vorresti sempre avere nel cast del tuo film perfetto. Complementari ed essenziali l’uno all’altro, paradigma meraviglioso dei personaggi che interpretano.

9) Perché de L’insulto utilizzi come slogan la battuta di uno dei suoi personaggi: “Nessuno ha il monopolio della sofferenza”.

10) Perché se il cinema è vita, L’insulto ne è un limpido esempio. Basti ricordare le vicende del suo regista,  fermato a Beirut, di ritorno dalla Mostra di Venezia accusato  di “collaborazionismo col nemico israeliano”.
Quasi a dimostrare quanto questo film sia necessario.