La storia del calcio in plastilina: I Primitivi

Nick Park fa il grande salto e dopo aver co-diretto Galline in fuga e Wallace & Gromit - La maledizione del coniglio mannaro, passa a pieno titolo dietro la macchina da presa per dirigere una nuova avventura con nuovi personaggi in plastilina. Messi da parte gli animali della fattoria, il regista inglese si concentra sui cavernicoli e sulla nascita del gioco del calcio, realizzando una piccola opera attuale e divertente in cui le frecciatine sugli stipendi d'oro dei calciatori si alternano all'esaltazione del gioco di squadra, sempre pronto a generare grandi emozioni.

Coadiuvato dalla presenza di animatori di chiara fama quali Will Becher e Merlin Crossingham, che avevano già lavorato il primo per il divertentissimo Shaun vita da pecora ed il secondo per la saga di Wallace & Gromit, Park realizza un sogno durato ben otto anni. L'idea di fare questo film, infatti, gli era già venuta nel 2010 ma il lavoro sulla sceneggiatura, di Mark Burton e James Higginson, è stato lungo e complesso e la vicenda in sé, che comprendeva uno stadio di calcio pieno di persone, è stata un'ulteriore sfida che ha richiesto una lavorazione assai lunga e impegnativa.

La storia è infatti quella di Dag, simpatico esponente di una sgangherata tribù dell'età della pietra che, dopo l'invasione della loro valle verdeggiante da parte degli uomini dell'età del bronzo, decide di salvare i suoi amici sfidando i ben più avanzati ominidi a calcio.
Uno sport nel quale il Real Bronzio eccelle mentre i cavernicoli non sanno nemmeno cosa sia. A meno che le pitture rupestri così strane che vedono ogni giorno non rappresentino proprio degli antenati alle prese con pallone, porte e rigori.

Il film dura la solita ora e mezza scarsa eppure per la sua realizzazione ha avuto bisogno di ben 273 pupazzi creati da 23 diversi artisti in 30 lunghi mesi di lavoro. La lavorazione ha avuto luogo in uno spazio immenso nel quale il reparto scenografia della Aardman, casa di produzione delle note storie inglesi in plastilina, ha realizzato ben 60 alberi per la foresta in cui vive la tribù di cavernicoli. Grandi numeri per un piccolo, delizioso film che segna il debutto alla regia di Nick Park e che, ancora una volta, prova l'efficacia dell'animazione con i personaggi in plastilina, dalle buffe espressioni e dalla fisicità accentuata, cui è stato affiancato un notevole lavoro sugli effetti speciali e sulla computer grafica. Se la valle della tribù rimasta all'età della pietra – nient'altro che il cratere di un meteorite – è caratterizzata dalla vegetazione lussureggiante e dalla presenza di adorabili animaletti, il mondo dell'età del bronzo è assai inospitale, con le sue rocce aguzze e scure e il bronzo acuminato che ricopre tutto.

Ne I Primitivi nulla è lasciato al caso e i dettagli vanno osservati con cura, siano essi il simbolo del pallone da calcio che ritorna in ogni dove, il coniglio protagonista di spassose gag o gli stessi capelli del protagonista Dag, sui quali il regista ha lavorato per ore: il film di Nick Park è un divertente mix di storia dallo stile epico, taglio preistorico e una ricca dose di contemporaneità oltre che di valori di lealtà, amicizia e gioco di squadra, l'unico che rende davvero grande un team di calciatori.

A tutto si aggiunge la volontà di inserire una figura femminile che, con il personaggio di Ginna, cui danno la voce Maisie Williams nella versione originale e Paola Cortellesi in quella italiana, vuole omaggiare le squadre di calcio femminile che tanto successo hanno in Inghilterra e le giovani americane che da anni, ormai, praticano e apprezzano questo gioco.

Pur non raggiungendo la vivacità narrativa e le trovate esilaranti di Shaun – Vita da pecora, I Primitivi intrattiene piacevolmente grandi e piccoli.