Nemiche per la pelle

Nemiche per la pelle di Luca Lucini è un’opera di superficie, perché non è capace di attivare realmente le terminazioni nervose dello spettatore e solo all’apparenza ha il coraggio di dire in faccia cosa ne pensa riguardo alla famiglia non canonica e alla maternità acquisita.
Il team formato da regista, sceneggiatrici e produttrice nutre la fallace speranza che il film prosegua il discorso sull’attualità iniziato dalla commedia all’italiana; ma, chi vola troppo vicino al sole, rischia di concludere male l’impresa iniziata con tanto ardimento. 

In Nemiche per la pelle si ride molto, sebbene le risate fungano più che altro da unico rimedio all’inconcretizzabile autocritica degli usi e costumi del nostro Paese. A parte questo, la pellicola viaggia con ritmo spedito, senza mai far pesare l’estrema dilatazione dell’idea di partenza. La stessa soluzione è applicata anche quando occorre appianare qualche buco a livello di scrittura, specie nel finale.  

Se il film di Lucini si sottrae in parte agli effetti facili insiti nella sceneggiatura, il merito è da attribuirsi alle due protagoniste a proprio agio con “mostruosi” prototipi femminili presenti nella nostra attuale società. Sono loro a dare vita a un divertente e inedito duello comico, dove Claudia Gerini ne esce mattatrice assoluta e trova in Margherita Buy un’ottima spalla.

Nella loro recitazione sopra le righe risiede la principale scommessa vinta dal regista: la coppia d’interpreti rielabora personalità stereotipate, evitando di seguire ricette standard in grado di bloccarle in ruoli asfittici. Entrambe indossano una maschera sotto la quale s’intravede qualche tratto della rozzezza tipica della Jessica di Viaggi di Nozze oppure emergono le mille nevrosi che hanno sempre contraddistinto i personaggi portati sul grande schermo dalla Buy. Tuttavia, le attrici partono da questi possibili innesti per generare qualcosa di più evoluto. Ed è proprio qui che fuoriesce la loro bravura. 

Discorso diverso per le figure di contorno impersonate da Giampaolo Morelli e Paolo Calabresi, rispettivamente il fidanzato toy boy di Lucia e il pavido avvocato di famiglia. Tutti e due vengono sacrificati per dare corpo a personaggi fantasmatici, che non acquistano mai un effettivo peso all’interno della narrazione. Magari, invece, un’evoluzione dei loro ruoli avrebbe riservato gradite sorprese.