10 Ottobre 2018    17:51

flyanto1

0,0   (su 0 voti)

Accedi per votare!

Del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck esce in questi giorni nelle sale cinematografiche la sua ultima pellicola intitolata “Opera senza Autore”, una lunga rappresentazione sulla nascita e lo sviluppo di un artista nella Germania dagli anni antecedenti al 1945 sino agli anni ’60.

La storia riguarda, appunto, il protagonista che viene presentato sin da quando è un bambino e trascorre gran parte del proprio tempo con la giovane zia, appassionata di arte, ma instabile psicologicamente. Già precoce e talentuoso nel disegno, il piccolo negli anni sviluppa sempre di più la propria passione per questa forma artistica, nonché per la pittura, e a questo proposito, una volta cresciuto e terminata la guerra, incomincia a frequentare l’Accademia delle Belle Arti nella città di Dresda. Nel contempo la propria esistenza è segnata da due importanti lutti: quello della giovane zia che, rinchiusa in una clinica psichiatrica, verrà soppressa seguendo il programma stabilito da Hitler di eliminare le persone ritenute non avere i requisiti di salute conformi al fine di appartenere alla pura razza ariana, e quello del padre, morto suicida. Nel corso delle giornate di studio il ragazzo conosce e si innamora perdutamente, ricambiato, di una giovane e bella ragazza che studia come stilista di abiti. Quando la coppia aspetta un bambino la famiglia di lei non approva affatto questa futura nascita in quanto non ritenuta dal padre, un noto medico a favore del programma di eugenetica hitleriano, rispondente ai requisiti necessari ai fini di una razza pura cosicchè con uno stratagemma  viene fatta interrompere la gravidanza. Ma  l’amore tra i due giovani è così forte che, malgrado l’accaduto e l’ostilità manifesta dei genitori di lei, essi giungono a contrarre il proprio matrimonio ed a fuggire in seguito clandestinamente dalla Germania dell’Est  a quella divisa dell’Ovest dove il protagonista frequenterà l’Accademia artistica di Dusseldorf e dove, nel corso dei faticosi anni di studio e di risorse economiche precarie, riuscirà finalmente ad affermarsi come artista.

Una storia, come si può evincere, molto lunga (forse il film avrebbe potuto essere accorciato, tempisticamente parlando, di circa di 15/20 minuti) e complessa ma molto interessante da seguire che si ispira alla lontana alla biografia dell’artista tedesco Gerhard Richter. Essa è un affresco preciso testimoniante la condizione della Germania in un lungo periodo di tempo che si estende, ripeto, dagli anni immediatamente precedenti il secondo conflitto mondiale sino ai primi anni’60 dopo la divisione del Paese in due con l’innalzamento del muro  a Berlino. Già con il suo precedente e pluri-premiato “Le Vite degli Altri” Florian Henckel von Donnersmarck si era dimostrato un ottimo ed attento regista, anche in questa sua ultima opera cinematografica egli si riconferma un grande autore che ben conosce la situazione del proprio Paese ai tempi del conflitto bellico e, soprattutto, degli anni a venire quando per gli artisti era difficile esporsi e conseguentemente affermarsi, se residenti nella parte est della Germania. In entrambe le sue pellicole von Donnersmarck condanna la divisione del paese in due parti distinte e le conseguenti differenti condizioni di esistenza presenti in esse: attraverso le storie narrate egli ne deplora l’assurdità perchè, per ciò che concerne il mondo dell’arte nella parte est del Paese, ma il discorso è estendibile a tutti i campi,  vi è la difficoltà, quando non addirittura l’impossibilità,  di esprimersi e di affermarsi a causa della censura e dei severi controlli. Un artista, come viene ben evidenziato in questa pellicola, è colui che per creare, oltre ovviamente al talento naturale e allo studio appreso, necessita soprattutto di un vissuto, preferibilmente  drammatico, che lo formi e lo porti a guardare la realtà in maniera più profonda ed originale, inducendolo a rappresentare la propria visione ed interpretazione del mondo nella sua produzione artistica, ovviamente liberamente espressa. Il protagonista di “Opera senza Autore” riuscirà, infatti,  finalmente ad affermarsi dopo parecchio tempo e solo quando egli verrà a contatto, trasferendovisi, con l’ambiente più libero ed aperto della Germania dell’Ovest. Le opere senza autore a cui si riferisce il titolo del film sono infatti delle comuni ed anonime fotografie riportate come dipinti sulla tela dove esse acquistano un’anima del tutto particolare e suggestiva, fungendo da  testimonianza di  determinate epoche e momenti.

La regia di von Donnersmarck è, come sempre, impeccabile, precisa, lineare e complessivamente  equilibrata nel presentare, attraverso una vicenda realistica ed avvincente,  un contenuto profondo e di denuncia  ed il film si configura come un vero e proprio gioiello.