Streaming Zone – Puntata 1

Bridgerton, di Chris Van Dusen 1 stagione – su Netflix
Il primo progetto della collaborazione Shondaland (la casa di produzione di Shonda Rhimes, la creatrice di Grey’s Anatomy) e Netflix, è tra le più innovative serie tv degli ultimi tempi. Tratta dai romanzi di Julia Quinn, ambientata a Londra durante l’età della Reggenza, il decennio che va dal 1811 al 1820, racconta dell’alta società dell’epoca, la nobiltà ancora in auge e razza padrona nelle cui anguste regole soffrono le nuove generazioni, costrette ad un avvilente schiavismo delle convenzioni, la cui educazione sentimentale è gossip nobilitato al rango di letteratura. Con un taglio modernissimo e volutamente provocatorio, fuori dal tempo e dallo spazio di cui si narra, la classe dominante danza al ritmo di musiche e calza abiti dalla foggia  che avremmo ascoltato e ammirato soltanto cento anni più tardi, traslando la storia in una sorta di mondo iperreale, enfatizzato dalla magia di tinte preraffaellite e da una natura che sfiora il fiabesco. 

Sto pensando di finirla qui – film di Charlie Kaufman su Netflix (2020)
Se lo sceneggiatore di Se mi lasci ti cancello si imbatte per caso, ma quanto per caso, nel libro “Sto pensando di finirla qui” del canadese Iain Reid  non può non uscirne un film straniante e multiplo, sospeso e irrisolto, circolare e sovrapposto.
Non ci sono punti di riferimento ma una macchina morbida che insegue un filo che si nasconde, riappare, si mimetizza tra le pieghe del tempo che si contrae per poi distendersi nello svelto cambio di una inquadratura, incastonata in una simmetrica idea dello spazio 
Un viaggio, quello raccontato da Charlie Kaufman, che, con un inaspettato cambio di prospettiva, si conclude nella mente di un bidello e dei suoi rimpianti e di ciò che avrebbe potuto essere ma non è stato.
Ma il film, non è solo un’amara e allucinata riflessione esistenziale. C’è anche lo spazio per dotte – e  volutamente artificiose - ponderazioni sociologiche e un po’ di cinema nel cinema: su tutti, citati espressamente Zemeckis e Cassavetes.

Padre e figlia (2000) scritto e diretto da Michaël Dudok de Wit – Cortometraggio su Youtube.
Oscar al miglior cortometraggio d'animazione nel 2001, poesia, musica e filosofia  si fondono magistralmente in questo lavoro dell’olandese Michaël Dudok de Wit. Disegnato con chine nere e seppia, che molto ricordano i tratti delle tavole Maltesiane di Hugo Pratt, racconta la semplice e ineluttabile metafora della vita, nel rapporto padre e figlia tra i quali la costante è una bicicletta, ora affrontata con timore, poi con entusiasmo ed infine con fatica. Infanzia, adolescenza, maturità e vecchiaia, scorrono lungo sentieri alberati, pianure ventose, chine faticose, ora in compagnia ora in misteriosa solitudine, un percorso circolare che si conclude là dove era iniziato

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